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La Procura di Cosenza accusa un funzionario dell’autorità di regolamentazione di aver aiutato una rete dedita alle slot machine
Il 26 ottobre 2026, i Carabinieri e il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) hanno eseguito un’ordinanza del tribunale che disponeva misure cautelari personali nei confronti di 15 persone, nell’ambito di un’indagine su apparecchi da gioco con vincita in denaro manomessi, che sarebbero stati agevolati da un funzionario dell’ufficio ADM di Cosenza, secondo un comunicato ufficiale della Procura della Repubblica di Cosenza.
L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura ed eseguita dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza insieme al personale dell’ADM. Dei 15 indagati destinatari del provvedimento, due sono stati posti agli arresti domiciliari, sei sono stati sottoposti a misure non detentive e a sette è stato vietato di svolgere attività di gioco per un anno.
I reati contestati agli indagati, con combinazioni diverse, sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, il patrimonio e l’amministrazione della giustizia; corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio; rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio; truffa aggravata ai danni dello Stato; e favoreggiamento. La Procura ha dichiarato che i provvedimenti si fondano su gravi indizi raccolti nella fase delle indagini preliminari, che dovranno essere verificati successivamente in giudizio, nel contraddittorio con la difesa.
L’indagine è partita da anomalie telematiche
L’indagine è stata condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dai funzionari della Direzione centrale Giochi dell’ADM a Roma, nel settore degli apparecchi da gioco telematici con vincita in denaro. Secondo il comunicato, è scaturita da un’analisi iniziale dell’Ufficio controlli giochi della direzione centrale dell’ADM, che ha esaminato i flussi telematici e i contatori delle raccolte, rilevando anomalie significative nei volumi di gioco di numerosi apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro (AWP).
In una prima fase, il personale specializzato dell’ufficio controlli dell’ADM, con il supporto operativo dei Carabinieri provinciali, ha ispezionato numerosi esercizi commerciali in vari comuni della provincia di Cosenza. Le ispezioni hanno portato al sequestro di 145 apparecchi sospettati di utilizzare una doppia scheda o una scheda manomessa, oltre a circa 80.000 € in contanti custoditi al loro interno.
Il 6 novembre 2025, il giudice per le indagini preliminari, sempre su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di attività finanziarie, beni e altre utilità per un valore superiore a 12 milioni di euro, appartenenti a un operatore economico attivo nella gestione di apparecchi da gioco telematici con vincita in denaro. La Procura ha dichiarato che il sequestro si fondava sull’ipotesi di peculato relativa a somme riconducibili al prelievo unico erariale (PREU), il tributo statale applicato agli importi raccolti con le giocate.
Il presunto sistema delle schede clonate
La Procura ha dichiarato che gli accertamenti della prima fase hanno permesso agli investigatori di ricostruire, sul piano cautelare, un sistema fraudolento basato sulla doppia registrazione delle somme giocate dai clienti nei locali che ospitavano gli apparecchi, riconducibili alla società gestita dall’imprenditore indagato. Secondo il comunicato, una scheda clonata impediva che parte delle giocate fosse registrata dalla rete nazionale; durante lo «scassettamento», cioè la raccolta del denaro dagli apparecchi, l’operatore prelevava poi quelle somme senza versare il relativo PREU.
I magistrati hanno descritto il sistema come estremamente sofisticato. All’interno degli apparecchi, una seconda scheda clonata illecita, sconosciuta all’Erario, affiancava quella regolare collegata alla rete telematica statale; telecomandi senza fili, cablaggi modificati, timer o interruttori dei monitor deviavano il flusso delle giocate verso la scheda illegale, consentendo di raccogliere le puntate fuori contabilità. Per impedire il blocco automatico degli apparecchi che non comunicavano con la rete, il gruppo utilizzava «schedini» clonati che riproducevano le smart card ufficiali; inoltre, i sensori fisici antimanomissione venivano bloccati con colla o fascette, secondo quanto riferito nel comunicato.
Il presunto patto con il funzionario interno
Secondo la Procura, gli indizi raccolti ai fini cautelari delineano un patto corruttivo tra un imprenditore della distribuzione di apparecchi da gioco e un funzionario dell’ufficio ADM di Cosenza. In cambio di somme di denaro periodiche, il funzionario avrebbe comunicato in anticipo le date, gli orari e gli obiettivi dei controlli programmati, consentendo di nascondere le schede illegali e di ripristinare temporaneamente il funzionamento regolare degli apparecchi.
Il funzionario avrebbe inoltre prelevato dai depositi dell’ufficio ADM di Cosenza scatole sigillate contenenti schede AWP sequestrate in precedenza, consegnandole all’imprenditore e a un tecnico di fiducia affinché le schede fossero formattate, i contatori azzerati e gli apparecchi rimessi sul mercato.
Il comunicato delinea inoltre, sul piano cautelare, i ruoli degli altri partecipanti: un fornitore che metteva a disposizione dell’associazione schede di gioco alterate, smart card clonate, componenti elettronici e assistenza tecnica informatica; e i membri di una rete tecnico-operativa che si occupavano della manutenzione, installazione, gestione, rimozione, ripristino e occultamento degli apparecchi alterati. In particolare, un membro gestiva la rimozione o l’occultamento delle schede illegali durante i controlli e gli interventi sui pacchi sigillati contenenti schede già sequestrate.
La misura cautelare è stata disposta per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio nei confronti del funzionario dell’ADM di Cosenza; per truffa aggravata ai danni dello Stato nei confronti dei partecipanti all’associazione; per truffa aggravata ai danni dello Stato nei confronti degli esercenti, dei gestori e di altri soggetti che avevano la disponibilità dei locali e degli apparecchi e che avevano consentito il funzionamento nei propri esercizi di apparecchi AWP alterati; e per favoreggiamento.
Secondo quanto dichiarato dalla Procura, il provvedimento è il risultato di ulteriori attività investigative, basate su analisi informatiche e tecniche di informatica forense, che hanno permesso agli investigatori di estrarre, conservare e analizzare i dati nascosti all’interno di smartphone, tablet, computer e supporti di memoria sequestrati. Questo materiale è stato confrontato con scritti e documenti sequestrati e con appunti contabili decifrati, scritti informali e documentazione cartacea e digitale recuperati durante le perquisizioni. Secondo la nota, ciò ha permesso agli investigatori di ricostruire i metodi di alterazione, mappare la distribuzione dei proventi illeciti e individuare le strategie utilizzate per eludere i controlli.
Secondo quanto dichiarato dalla nota, il procedimento penale per i presunti reati è attualmente nella fase delle indagini preliminari.











