Recensioni
As Long As You’re Here Recensione (PC)
Una vita senza memoria non è che un viaggio agrodolce; la mente ti abbandona, ma la gioia di assistere alle cose, spesso per la prima volta, diventa una forza potente che attutisce la sensazione fluttuante di perdere il controllo del passato. In As Long As You’re Here, tali emozioni esistono all’interno di un breve racconto di dolore e sofferenza, abbandono psicologico e speranza fugace.
Per merito di un piccolo team con un enorme cuore e una connessione personale con l’Alzheimer, As Long As You’re Here porta in superficie un messaggio semplice ma sentito—un messaggio di compassione e dell’inarrestabile potere che lega due persone nonostante tutte le probabilità siano contro di loro. Parla di tristezza e solitudine, legami insostituibili e cimeli sacri di tipo ereditario. E sebbene non si soffermi necessariamente per comunicare qualcosa di più, pone tutte le domande giuste nel breve lasso di tempo in cui è sotto i riflettori. È solo un momento fugace, e uno che, onestamente, tira tutte le corde giuste del cuore.
Al centro di As Long As You’re Here c’è un breve romanzo interattivo che prende molta ispirazione da titoli come A Memoir Blue e What Remains of Edith Finch. Simile nel design, ti accompagna in un breve ma provocatorio viaggio attraverso la routine frammentata di una vittima dell’Alzheimer che, nel tentativo di riconnettersi con il suo passato, abbraccia il mondo attraverso una lente incostante—una cornice subconscia che le parla di un fratello defunto e del loro precedente rapporto. Dipana questo filo narrativo e invita noi ad ascoltarlo. Non usa mezzi termini; racconta le cose come stanno, senza aggirare il sapore amaro di una malattia così orribile e delle sue conseguenze.
Memorie del Passato
Il gioco si svolge in un formato simile a A Memoir Blue, con fili di dialogo, ricordi che affiorano e pensieri intrusivi che svolgono un ruolo fondamentale nella sua progressione naturale. Dal punto di vista del gameplay, non ti chiede molto, se non di evidenziare occasionalmente un prompt o di impegnarti in una semplice conversazione mentre una narrazione sottostante fluisce e rifluisce nel tentativo di culminare in un climax commovente. Non è un gioco difficile in alcun modo, e, a dire il vero, è uno che puoi completare in una sola seduta. Inoltre, non ti dà molto a cui tornare una volta che l’ultimo filo è stato connesso con la corteccia generale. Racconta una storia breve e ti lascia con un surplus di emozioni, niente di più, niente di meno. Per ribadire, As Long As You’re Here non è il gioco interattivo più tecnicamente avanzato in circolazione, poiché manca delle vaste funzionalità e dei prompt, dei mini-giochi e del contenuto aggiuntivo per essere considerato tale. Eppure, c’è questo piccolo tesoro in esso che ti fa riflettere—un elemento centrale piccolo ma importante che, sebbene non sempre facile da individuare, è una piacevole sorpresa ogni volta che capita di scoprirlo. Non dura a lungo, ma questa è una piccola parte di ciò che rende As Long As You’re Here ancora più speciale: il fatto che non si trattenga oltre il dovuto, eppure riesca comunque a fare abbastanza per lasciare un’ottima impressione. E ad essere onesti, è un compito arduo che, francamente, centinaia, se non migliaia di altri giochi indie hanno spesso fallito nell’interpretare nel corso degli anni.
Un Ricordo per i Secoli
Sebbene non si possano ignorare i pochi nodi sciolti e le carenze meccaniche che As Long As You’re Here ospita, il gioco stesso, essendo così breve, non è oscurato da troppi bug. Ancora una volta, è una storia relativamente lineare che non lascia molto spazio all’errore. E quindi, sebbene possa presentare qualche spigolo vivo e qualche dettaglio traballante qua e là, fornisce, in tutta onestà, un quadro completo che ti permette di esaminarlo senza dover modificare alcun dettaglio importante. Non ha un aspetto fantastico e rimane comunque al di sotto di un’opera d’arte standard. Eppure, è la storia che racconta, e soprattutto, il messaggio finale che ti lascia prima di avviarsi verso il tramonto. Lo stile artistico è qualcosa che merita di essere lodato qui. Veramente, sebbene il gioco manchi di profondità negli elementi di gameplay interattivo scelti, offre un’esperienza visiva pulita e avvincente che si rifà a molte estetiche familiari; le espressioni da manichino; l’atmosfera calda; il carattere a bolle adorabile e la vivacità pastello. Basti dire qui che, a parte il gameplay, As Long As You’re Here ha moltissimo da offrire nella sua narrazione e world building, nello sviluppo dei personaggi e nella sua capacità di gettare luce su una materia orribile in modo sorprendentemente digeribile. Ben fatto su quel fronte.
Verdetto
As Long As You’re Here rappresenta un’ode emotiva a una malattia insidiosa con la sua narrativa toccante e la capacità naturale di riflettere sul concetto della propria mortalità. È un gioco breve che, ammettiamolo, ancora lascia parecchio a desiderare, vista la mancanza di materiale ed esperienze post-gioco che sacrifica per concentrarsi sul suo viaggio relativamente breve ma significativo. È un peccato, ma, data la materia trattata e la composizione generale del suo mondo, è comunque una scelta appropriata, e una che, francamente, posso apprezzare. Per farla breve, no, As Long As You’re Here non è il modello da seguire per i romanzi visivi interattivi; è un breve, semplice e dolcissimo omaggio da parte di uno studio che ha poco più di una storia da raccontare e, soprattutto, un messaggio da trasmettere al suo pubblico. In altre parole, se stai cercando di immergerti in un RPG ricco e vasto, carico di carboidrati e con tutti i classici fronzoli, è probabile che rimarrai deluso dalla direzione che As Long As You’re Here decide di prendere. Se, tuttavia, sei facilmente influenzabile da trame emotive e morali che colpiscono allo stomaco, allora dovresti assolutamente considerare di connetterti a questo indie sentito la prossima volta che cerchi di perderti in una buona storia.
As Long As You’re Here Recensione (PC)
A Cruel Mistress
As Long As You’re Here makes for an emotional ode to a tantalizing disease with its touching narrative and natural ability to wax the concept of its own mortality. It’s a short game that, admittedly, still leaves a fair deal to be desired, what with the lack of material and post-game experiences that it passes up to focus on its relatively short but meaningful journey. It’s a shame, but, given the subject matter and general composition of its world, it’s a fitting choice all the same, and one that, frankly, I can appreciate.